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11 marzo 2023

La zavorrina come sta?

 Piccolo vademecum semiserio su come una passeggera dovrebbe stare sulla moto


La zavorrina come sta?

Non c’è nessuno che lo sa

Si dice pesi troppo

Non metta mai il giubbotto

Che con la testa spinga

Che molto spesso lagna

Ma come sta 'sta zavorrina...?

Boooh...?


dite la verità... L'avete letta cantando...? 😀😀😀


Piccola premessa iniziale. Anzi, tre.

Primo. Non consideratemi un saccente, un professorone, un maitre-a-penser, un secchione spocchioso, o come va di moda ultimamente un influencer. Tutt’altro! Ho solo pensato di scrivere qualche consiglio forse scontato, forse no, ma speriamo utile. Anche se avessi suscitato un solo “Ma lo sai che non ci avevo mai pensato?” potrebbe già essere stato utile.

Secondo. Farò riferimento al passeggero sempre al femminile perché, anche se non impossibile, la maggior parte delle volte che vedremo un passeggero in moto questo apparterrà al gentil sesso. Dietro alla schiena è sempre meglio avere una fanciulla che non un omaccione barbuto. Questo almeno è il mio pensiero ma non è da escludere anche il contrario e rispetto le scelte altrui. Di sicuro è molto più difficile vedere una bikerina con un zavorrino dietro. Lo so i tempi stanno cambiando, sempre più ladies guidano moto. E di questo ne sono più che contento. Quindi arriverà anche il momento di vedere qualche gentleman arroccato sul codone di una moto abbracciato ad una pilotessa con la chioma che esce dal casco o appoggiato ad un sissy bar. Ma ad oggi la cosa è molto rara. Anzi, ora che ci penso, non mi è mai capitato di incontrare una situazione simile.

Terzo. Il termine zavorrina. Lo so. A molti fa storcere il naso. Sono stati coniati i termini più disparati per indicare la passeggera. Da “zainetto” a “co-biker” a “secondo pilota” a “motopartner” a ”scaldasella” e così via. Ma questo non è un post lessicale riservato al termine. Magari ne farò uno dedicato. Io, come la maggior parte dei colleghi motociclisti, non lo intendo in senso dispregiativo. Se fosse veramente un peso portarcela dietro la lasceremmo a casa! Avere una passeggera dietro, anche se appesantisce la moto e ne rallenta il passo, anche se ci prende a capocciate il casco, anche se “Ho freddo”, “Ho caldo”, “Quando arriviamo?”, “Devo fare pipì” è sempre un piacere. Un piacere organizzarci il giro insieme, un piacere condividere sensazioni ed emozioni, un piacere mangiare lo stesso panino sulla riva del lago o sedersi allo stesso tavolo della trattoria di campagna, un piacere programmarci insieme l'uscita successiva.

Fine del pistolotto iniziale…


Veniamo a noi.


Se ci fate caso, girando tra blog, riviste di settore, pagine social dedicate e canali YouTube, si trovano istruzioni e tutorial su tutto. Da come si lava la moto a come si fanno interventi di riparazione o manutenzione, dalle dritte sugli antifurti più tecnologici agli accessori più trendy. E la lista sarebbe lunga…

Ma avete mai letto qualcosa sul comportamento della zavorrina a bordo? Come dovrebbe stare la nostra amata copilota in moto? Cosa deve fare e non fare? Io no. Quindi ho pensato di buttare giù queste quattro righe.

Sarò breve. Spero.

Intanto pure noi dobbiamo iniziare a fare la nostra parte. Indichiamogli già il lato migliore per salire, solitamente è il sinistro. E poi, anche noi, suvvia, facciamo un atto di galanteria. Non avendo portiere da aprire come in macchina, non avendo tappeti di qualsivoglia colore da srotolare, senza spargere petali di rosa sull’asfalto bitumato, una cosa dobbiamo fare. Almeno apriamogli le pedane! È molto più semplice per entrambi. Così almeno non dovranno litigarci con la punta della scarpa per aprirle con il rischio di graffiare qualcosa o di rovinarsi le scarpe. Una volta aperte le pedane arriva il momento di salire. Con la mano destra tireremo il freno anteriore così che lo scossone dovuto al nuovo peso non faccia muovere la moto con il rischio di finire in terra. Baciare l’asfalto è brutto in movimento figuriamoci da fermi! In più, per avere una ulteriore stabilità, il pilota pianterà in terra i piedi in maniera ben salda. Se poi volessimo fare le cose più sicure, potremmo lasciare aperto il cavalletto laterale anche senza poggiarlo in terra. In caso di perdita di controllo laterale della moto durante la salita, ci aiuterà sicuramente.

Casco indossato ed allacciato, piede sinistro sulla pedana sinistra, mano sinistra della zavorrina nell’incavo del gomito sinistro del biker ed oplà! avremo la nostra passeggera sulla sella. Con buona pace del nostro ammortizzatore posteriore!

Piccolo cenno di intesa che sia tutto a posto, tiriamo la frizione, prima in giù, lasciamo piano piano la frizione, gas più o meno dolcemente, q.b. come dicono le ricette di cucina, e si parte!

Ovviamente la zavorrina dovrà tenersi ben salda alla vita del pilota e non con le mani poggiate sulle spalle del pilota tipo pappagallo sulla spalla del pirata o avvoltoio sul ramo. Perché questa precisazione che potrebbe risultare scontata? Perché non è difficile imbattersi in passeggere che, se si tengono, si reggono solo ai maniglioni. Questa presa, oltre a non essere abbastanza salda, nonostante le belle unghie pitatte delle nostre scaldasella non hanno gli artigli dei pennuti di cui sopra, per fortuna!, provoca scompensi alla guida. Chi sta dietro si deve stringere al pilota per cercare di fare, come dico sempre, “massa unica” con il conducente. Perché questo? Facciamo un esempio senza scomodare principi di fisica del movimento che non conosco a sufficienza. Se dovessimo trasportare un sacco di patate sulla sella dove lo legheremmo? Ai maniglioni o ce lo legheremmo in vita? So benissimo che le nostre amate compagne di viaggio non sono sacchi di patate ma a volte i comportamenti di qualcuna di queste le rendono simili a quei contenitori di tuberi. Il biker avendo una “massa unica” da gestire ha un migliore controllo delle masse oscillanti sulla moto per una sicurezza maggiore. E non parlo solo di tornanti e tornantini di montagna o dei curvoni autostradali. Questo discorso vale anche e soprattutto per gli spostamenti nel traffico cittadino. Tornando al pirata con il pappagallo o all'avvoltoio sul ramo, tenersi sulle spalle del biker non dà nessuna sensazione reciproca di sicurezza, non permette al conducente di gestire il peso ed in caso di fondo stradale sconnesso diventa praticamente inutile reggersi così.

  

Questo è proprio quello che NON va fatto

Così è meglio

Discorso bauletto. Senza aprire nessuna diatriba sull’uso del bauletto sulla moto, ci sono fautori e detrattori di questo accessorio motociclistico. Il bauletto non è un poggiaschiena! Anche se spesso ne vediamo alcuni imbottiti, in presenza della zavorrina, può essere usato al massimo come freno per la parte bassa del bacino per non farlo arretrare sul codone in fase di accelerazione più o meno bruciante. Non di rado si vedono passeggere mollemente adagiate con tutta la schiena sul bauletto addirittura con la testa all’indietro. Niente di più sbagliato!

La testa. Altro argomento da affrontare. Una volta che la zavorrina si sta stringendo al pilota che movimento dovrà fare la testa? Dando per assodato che il salire su una moto condotta da altri è un atto di fiducia totale, la stessa fiducia dovrà avere la testa della passeggera. Se il pilota per seguire una curva dovrà inclinarsi per esempio a destra con tutto il corpo, anche la testa ed il corpo di chi sta dietro a noi dovrà fare altrettanto, sempre per il discorso della "massa unica" di cui sopra.

Lo sappiamo già. Le donne in media sono molto più eleganti di noi e tengono di più al loro aspetto ed alla loro figura. Quindi come si dovrebbero vestire per salire a bordo dei nostri mezzi? Diciamo che vestiti svolazzanti di tulle, organza e taffetà sarebbero da escludere a priori. Tutta roba che sicuramente farebbe la giusta figura in una serata di gala che però sarebbe da escludere a bordo delle due ruote. Analogo discorso per sandali, ballerine, scarpe con tacchi a spillo, varie ed eventuali. Come si dovrà vestire quindi la nostra dolce compagna di viaggio? Il più possibile simile a chi guida, comprese scarpe e guanti. Se i biker usano abbigliamento tecnico un motivo ci sarà, no? Perché in caso di incidente o banalissima scivolata una giacca in cordura con protezioni o anche pantaloni dedicati possono anche fare la differenza in giorni di prognosi al pronto soccorso. E mi raccomando, niente roba sfarfallante né sopra, né sotto! Il rischio che possa finire nel cerchione della moto è concreto con tutti gli strascichi a seguire.

La borsa è un accessorio da sempre irrinunciabile delle nostre zavorrine. Ma in moto sarebbe il caso di rivederne un po' il suo utilizzo. Lungi da me la proposta di lasciarla a casa, sarebbe impensabile, ma è un argomento anche questo da trattare. Si sa, la moto è diversa dalla macchina. Non ha un cofano e qualsiasi cosa di cui abbiamo bisogno la dobbiamo tenere indosso, salvo metterla nel bauletto, se montato. Ma vale solo quando siamo in movimento. Perchè inevitabilmente quando scenderemo, e sarà in quel momento che avremo bisogno del suo contenuto, il bauletto lo destineremo a contenere i caschi. Quindi? Che borsa utilizzare? Noi conducenti abbiamo risolto con il borsello da gamba di cui parlo brevemente qui o con un marsupio visto che se abbiamo la dolce compagnia di una zavorrina non potremo usare lo zainetto. Per tutti i motivi espressi sopra sono da evitare borse al braccio, borse a bauletto, pochette per ragioni comprensibili e tracolle varie. Quindi l'unica alternativa possibile rimane lo zainetto. Non dondola, non oscilla, non ingombra e, soprattutto, lascia le mani libere di tenersi saldamente. Di pelle, di plastica, di cuoio, glitterato, con le paillettes, con le figurine di Candy Candy, griffato, tarocco..... Come volete.

In moto ci siamo saliti, ben equipaggiati e con le giuste norme comportamentali. Abbiamo girato strade e stradine, autostrade e carrarecce. Abbiamo visto pianure, vallate, mari e montagne, metropoli, paesini e borghi disabitati ma sempre con il gusto di girare in moto. Alla fine, perche ogni viaggio o ogni tappa ha una fine, da questa benedetta moto dovremo scendere. E quindi? Abbiamo visto come si sale sulla moto. Ma come si scende? Piedi ben saldi a terra e leva del freno tirata. La nostra zavorrina dovrà poggiare entrambe la mani sulle spalle del biker, salire in piedi su entrambe le pedane e, poggiandosi sulla pedana sinistra, con la gamba destra dovrà fare un ampio giro all'indietro fino a toccare terra. A terra anche il sinistro ed il gioco è fatto! Possibile che per scendere si debba fare tutta questa tiritera? Se non vogliono finire con il sedere per terra sì. E con il rischio concreto che sopra ci vada a finire anche la moto ed il suo conducente.... Perchè questa cosa? Come potrebbe scendere diversamente? Certo, istrintivamente le verrebbe di mettere subito il piede sinistro a terra, alzare il destro ed indietreggiando mettere tutti e due i piedi a terra. E quindi? dove sarebbe il pericolo di finire con il deretano al suolo? Il problema è che appena mette il piede sinistro a terra l'ammortizzatore della moto inizierà a sollevarsi che in questo modo alzerà la sella della moto prima ancora che la gamba destra sia scesa, facendo finire a terra la nostra amata zavorrina. Meglio evitare!

Ora, per quei pochi temerari che sono giunti fino qui...

Che voi siate biker o zavorrine non esitate a commentare e dire la vostra. 

Anche se pensate che tutto quello che ho scritto siano tutte ca...stronerie!


Buona strada a tutti!

Immagini prese dal web

09 ottobre 2013

A te che m'hai centrato con il tuo Jeeppone

Per fortuna non sto a raccontare di esperienze personali.
Inizialmente la parodia fa ridere ma dovrebbe far riflettere.
Riflettere sul comportamento di molti automobilisti nei confronti di chi va in moto.....
Ridiamoci su ma non smettiamo di pensare.

16 dicembre 2012

Si viaggiare… evitando le buche più dure…




Battisti la faceva facile…
Ma ho l'impressione la situazione delle strade da quando cantava il bel tenebroso di Poggio Bustone è peggiorata e non di poco.
E indovinate chi sono quelli che più frequentemente ne pagano le conseguenze…?
I motociclisti? Risposta esatta!!! Difficile riuscire a guidare ed evitare mostruosità simili.
Che ne dite di questa?
 e questa?

e quest'altra?

Poi ci sono quei giorni in cui vedi una fila interminabile.


Da lontano  vedi  dei lampeggianti arancioni e senti un odore dolciastro nell’aria… Quel buon odore di bitume ed asfalto appena steso….




















Non so voi, ma, se la cosa non  mi facesse troppo senso, quando vedo questi signori al lavoro, mi fermerei, mi toglierei il casco e li bacerei uno ad uno.
                                                   








Vabbè.. era per dire…. Sono sempre un maschietto...
Ma vedere una bella strada rifatta ti fa fare una fila più contento… con la certezza che domani quei mostri insidiosi non ci sarannno più…
Buona strada a tutti

22 maggio 2012

Voglio il motorino parte 2

Ed ora eccomi qui. Dopo tanta insistenza anch'io ho il mio motorino. Ed ora.... Che ci si può fare col motorino? Ovviamente farlo vedere agli amici....
Gli amici del palazzo ormai già mi ci vedevano trafficare ogni volta che lo legavo al cancello. "Ma è tuo adesso? Non era di Eugenio? (il vecchio proprietario N.d.A.)"  "Ma 'ndo vai co' sto catenaccio?" "Un altro colore non ce l'avevano al concessionario?". E giù risate... Ma io, nonostante tutto, iniziavo ad essere orgoglioso di quello che avevo. Comunque, malgrado l'ilarità generale, avevo la fila per farci fare i giri. Poteva essere il giro del biscotto, il lungo spartitraffico che c'era nelle vicinanze, oppure un giro allo Stradone o al Curvone che collegava la lunga via con il Biscotto. Ovviamente allo Stradone ed al Curvone i motorini venivano testati come se fossero in pista, vista l'ampiezza (allora) della strada e la scarsità di traffico. Non sto a dirvi che se allo Stradone c'era un incidente questo era brutto....
Come andava? Bella domanda. Non era una scheggia e questo si era capito. Molto spesso aveva problemi di carburazione così che mi mettevo a smontarlo sotto al portone, portavo il carburatore a casa e con grande gioia di mia madre mi mettevo con una bacinella in balcone a trafficarci. Sporco di grasso e puzzolente di benzina...  
Foto da flickr.com
Ma nonostante tutto i suoi chilometri li ha macinati. Non si contano le volte che ci sono andato da solo a Ladispoli dove c'erano i miei o mio cugino Amedeo, oppure allo stabilimento Kursaal ad Ostia insieme a Fabrizio col suo Piaggio Si velocissimo e fighetto e come zavorrini, come si dice adesso, Riccardo e Daniele.
Aneddoto. Eravamo sulla Colombo con direzione mare e davanti a noi avevamo un ciclista anziano che arrancava sui suoi pedali. Lo sorpassiamo, lentamente molto lentamemte vista la potenza del mezzo, e mentre eravamo al suo fianco, a mo' di incitamento gli dissi "Dai nonnè che ce la fai!". Continuiamo la nostra strada ed ora era il mio Benelli ad arrancare sotto la mole mia e del mio passeggero. Chi ti arriva piano-piano alle nostre spalle? Il ciclista di prima! Stavolta era lui ad esortarmi "Daje regazzì che ce la fai!" mi sorpassa e sparisce all'orizzonte. Lo ritroveremo poi all'arrivo ad un chiosco sul lungomare mentre si gusta un gelato...
Capitolo scuola.... "Sia bene inteso, a scuola col motorino non ci vai, la mattina fa freddo. Ti alzi prima e prendi l'autobus come tutti... E poi ho paura, c'è traffico!" Era stata la risposta di mia madre alle prime richieste di poter andare a scuola col motorino. In effetti il liceo stava a meno di un chilometro da casa e ci si arrivava con poche fermate di autobus. Ma volete mettere ad andare a scuola col motorino? Attardarsi all'uscita fuori scuola con altri motorizzati per organizzare il pomeriggio? Offrire il passaggio a quella ragazzina che ti piaceva tanto? Ma alla fine ci riuscii... La spuntai con un buon voto ottenuto. E così da quella volta a scuola ci sono andato col bolide... Con l'occasione legai di più con Luigi, mio compagno di classe e scorribande anche senza motorino. Ma col motorino era tutta un'altra cosa. Il raggio d'azione si ampliava. Durante una mattina che non si andava a scuola si poteva spaziare dal centro all'Eur, ma anche Ostia, Fiumicino, Fregene, Ladispoli e Cerveteri. Si, in due sull'Aurelia siamo arrivati fino a Cerveteri. In una mattinata e ritornare a scuola per l'orario di uscita... Che folli.... A ripensarci adesso..... (Continua...)

24 aprile 2012

La buccia di banana

A chi non è mai capitato di scivolare su una buccia di banana?
Ovviamente non mi riferisco all'inciampare su quello che qualche persona poco educata ha lasciato in terra prima del nostro passaggio.
Bensì mi riferisco più al senso figurato della locuzione.
Il dizionario più o meno recita così "Rovinarsi per una sciocchezza, subire un danno per aver commesso un piccolo errore, come chi cade e si fa male calpestando una buccia di banana, molto scivolosa." Oppure "Buccia di banana: Ostacolo inatteso e apparentemente insignificante che invece provoca gravi danni a chi vi si imbatte". Oppure, aggiungerei io "Ostacolo prevedibile, da non escludere a priori, ma che viene sottovalutato dal malcapitato". Calza l'idea? Ora tutto questo cosa c'entra con il mondo delle moto?

Altra foto:
Via Appia Km 16.6 direzione Roma

E quest'altra? Cosa c'entra? "Ma che è diventato matto?" vi chiederete voi...
Ebbene le due immagini sono direttamente collegabili anche alla luce dell'introduzione fatta poco sopra.

I fatti.

Lo scorso ottobre, mentre procedevo su questo tratto di strada che conosco a menadito, con traffico sostenuto, mi sorpassa una moto il cui conducente mi indica qualcosa sulla ruota posteriore. Andavo piano e la fretta non era la solita. Credendo che fosse qualcosa di importante mi fermo subito. Anche se quella era la corsia di emergenza in fondo ero in (presunta) emergenza anch'io. E poi mi dovevo fermare solo un attimo per vedere cosa mi aveva indicato il collega centauro.
Non faccio in tempo a scendere da quel solco, è bastato un attimo di imperizia, e finisco a terra. Amelia si rigira e faccio 20 metri ruzzolando. Io e la moto. Vedo dal basso all'alto tutte le macchine che mi sfrecciano intorno, fanno zig-zag per evitarmi. Si ferma un automobilista ad aiutarmi. Tirandomi su mi dice, bianco in viso come un panno lavato "Sapessi che paura che ho avuto a vederti cadere....!" Ed io ancora in terra "Paura tu? Immagina io che le macchine mi sfioravano.....!". Mi ha aiutato a sollevare i 220 kg della cara amata e mi ha chiesto se avevo bisogno di altro aiuto o di un'ambulanza. Faccio un rapido check up. Tutto il lato sinistro dolorante ma (spero) niente di rotto. Il collo sembra ok, così come le mani. Lo ringrazio, lo saluto e risparisce nel traffico. Ora controlliamo la bimba.... Tutta la fiancata sx abrasa, poco male. Specchio sx rotto, vabbè. Provo a metterla a folle. Aiutooooooo! La leva del cambio era bloccata e si era arricciata come la coda di un maiale!!!
La leva del cambio a coda di maiale
La leva del cambio a coda di maiale










Subito si affollano nella mente scenari apocalittici. Avevo spaccato il cambio. Avevo grippato il motore (poi perche? boh, ma la paura fa 90!). La frizione funzionava. La tiro tutta e provo a spingere Amelia in un punto più sicuro dove le macchine non ti scartavetravano i gomiti. Ma pesa troppo. Mi fermo. Inizio a pensare. Ma cosa mi aveva voluto dire il solerte collega motociclista indicandomi la ruota posteriore? La controllo è gonfia. Faccio uno scanning a quello che avrebbe potuto vedere dalla sua posizione e......... non sto a ripetervi gli improperi e le parolacce che mi sono uscite. Mi indicava un pezzo di busta di plastica che si era impigliato alla molla del cavalletto!!!!!! Ed io a momenti mi ci ammazzavo! E non per la busta impigliata.... Faccio mente locale sul da farsi. Chiamo aiuto per il trasporto? Si ma chi chiamo? Il fido meccanico? Non ha un furgone. Un carro attrezzi? Dove lo trovo? Quanto mi costa? Mentre ero lì ad arrovellarmi sul da farsi ecco che arriva una pattuglia di motociclisti della Polizia Locale. Si fermano, vedono i danni alla moto e subito si informano su cosa fosse successo.
Dislivello e parte dei segni lasciati a terra
Ma soprattutto faccio caso a cosa effettivamente mi aveva fato ruzzolare. Un grosso dislivello tra due differenti posate di asfalto di circa 5 CM di altezza e lungo chilometri!!!! mi aveva fatto perdere il controllo dell'anteriore ed ero finito in terra. Fortuna che andavo pianissimo! Spiego i fatti ed indico i 20 metri di solco che avevo lasciato sull'asfalto. Da bravi motociclisti solidarizzano con me e mi chiedono se ho bisogno di aiuto, di un'ambulanza o di altro. Li ringrazio ma li invito a redigere il verbale di incidente, primo passo per tentare una richiesta di risarcimento. Ad uno di loro cosa sfugge dalla bocca? "EEEH! Ma questo dislivello è una cosa vecchia! Lo sai quante volte abbiamo scritto all'ANAS? Ma quelli.... Ancora devono intervenire..."
Constatazione dei danni
Finito il verbale mi vedono dolorante e mi invitano a farmi refertare all'ospedale. Si prodigano con il cambio che sembrava grippato ma per fortuna era solo la leva che era più dura del solito a causa della sua piegatura. E la mano dolorante più di tanto non riusciva.  Metto in moto. Tiro un sospiro di sollievo nel riascoltare il dolce borbottio del tranquillo bicilindrico e mi allontano insieme a loro. Per la cronaca poi sono andato all'ospedale e mi hanno dato 10 giorni di prognosi... Alla faccia dei due graffi...
Nei giorni successivi appuro che loro hanno fatto l'ennesima segnalazione all'ANAS e sapete che cosa è successo? Niente!!! A tutt'oggi la strada è ancora come ad ottobre. Torno nei loro uffici e la funzionaria mi dice che loro più che fare la segnalazione non possono fare altro. Pare che la strada, rifatta di recente, vada tenuta proprio così.
Ora io andavo piano così come il traffico intenso intorno a me e non mi sono fatto (quasi) niente. La moto dovrebbe avere un migliaio di euro di danni, scusate se è poco. Ma se fossi andato ragionevolmente più veloce? Se il tizio che mi ha soccorso non fosse stato così bravo da evitami? Ora non sarei qui a scrivervi se non grazie ed un medium in grado di parlare con l'aldilà. Altro che Amelia la strega che ammalia.... Ci vorrebbe la sensitiva Woopi Goldberg di Ghost
Ovviamente il dislivello era visibile e con un po' di perizia in più ne sarei potuto uscire indenne... Ed ecco qui la buccia di banana con la quale avevo aperto il post. Ma non è normale trovare le nostre strade disseminate di tali gialli involucri... E per non parlare delle buche, dei guardrail killer e delle strade urbane non illuminate... E chi più ne ha più ne metta. La lista potrebbe continuare all'infinito

Ora la mia domanda. E' mai possibile che in un paese normalmente civile come si potrebbe chiamare il nostro Belpaese si possano trovare delle strade con dei solchi simili? Non è criminale una tale gestione della viabilità e, di conseguenza, dell'incolumità pubblica? E che dire del muro di gomma di chi dovrebbe garantire noi e le nostre strade? Se ci scappa il morto? Si degnerebbero di una risposta? C'è bisogno delle corone, dei fiori e dei discorsi ufficiali per far muovere qualcosa?

Meditate gente meditate...
Buona strada a tutti. Col vento in faccia e con il sole dietro le spalle...

24 gennaio 2012

Ho visto un uomo piangere




Si, capita anche di questo. Capita anche di vedere un motociclista piangere.
Non perche abbia avuto un incidente e la sua Bimba sia andata distrutta. Mi è capitato anche questo ma di ciò ve ne parlerò in futuro. Promesso. Ma capita di vederlo piangere anche per altri motivi.
L’altra sera prima di rientrare, come al solito, ho fatto il pieno o quasi alla mia cara Amelia. Lo faccio di sera così si riesce a risparmiare qualche centesimo sull’oro liquido che i benzinai, anzi lo Stato, ci continua a vendere come benzina.
Arrivo, spengo la moto, la metto sul cavalletto, mi tolgo i guanti e metto i venti euro nella macchinetta. Inserisco la pistola nel serbatoio e aspetto che finisca l’erogazione. Ma dopo pochissimi secondi finisce il ronzio e la benzina smette di arrivare nel serbatoio. Che succede? Si è bloccato il distributore? Anziché 20 euro per errore ne ho messi 10? Con la pistola ancora nel serbatoio do uno sguardo alla pompa e quella mi conferma quello che non volevo sapere. I venti euro impostati erano già finiti!!!! Butto un occhio dentro a quel buco nero ed il livello della benzina si vede a malapena… Una volta dovevo tirare la riserva per farcelo entrare quel ventino di benzina sennò tracimava ed adesso nemmeno si vede il livello??? Con la pistola nel foro del serbatoio, la faccia rivolta verso la pompa ma lo sguardo perso nel vuoto, in una frazione di tempo indefinibile, mi sono corse davanti una sequela di cose che a stento riesco a ricordare… Già finiti venti euro di benzina??? Già… Sfiora il costo esorbitante di 1,8 al litro! Ora a fine mese c’è anche il bollo, poi l’assicurazione, la rata del finanziamento, il mutuo, il condominio, la luce, il gas, il telefono, la giacca lacerata dalla caduta che dovrei cambiare ecc. ecc.
In quel momento, mentre strizzavo l’ultima goccia dalla pistola, dal buio della stazione di servizio compare il ragazzo egiziano che di solito aiuta la gente a fare benzina. Mi mette un braccio sulla spalla e in una ligua a metà tra l'arabo ed il romanesco mi dice “Che zuccede, amigo? Bure du giai broblema co la bensina? Hhai finido i solda?” La vista mi si appanna. Mi guarda in faccia e vede dal bordo della visiera del casco cadere giù una lacrima che finisce sul serbatoio. Le poche luci della sera sembravano concentrarsi su quella piccola goccia, quella stilla di dolore, che come un diamante faceva rimbalzare la luce quasi ad accecarci…. Si mette le mani in tasca e mi porge 40 centesimi ed un fazzoletto di carta. “Lo zò nun è tanda solda ma sciò zolo questi….” Ringrazio per il fazzoletto e schernendomi gli lascio le 4 monetine che gentilmente mi aveva porto. Mi giro per salire sulla moto e vedo una distesa di fazzoletti intorno ai distributori. Saranno stati 10, 20, 50, 100? Boh, non so. Avviandomi verso l’uscita vedo altri disperati con la faccia tra le mani in pianti a dirotto. Uno con un cartello al collo proponeva lavaggi della macchina per qualche euro per poter mettere benzina. Un altro più avanti con una improponibile parrucca bionda boccolata metteva in mostra gambe pelose nel tentativo di adescare miopi frequentatori di prostitute per poter fare benzina e tornare a casa. Un altro, per lo stesso motivo, vendeva caldarroste fatte sul radiatore. Più avanti c’era chi proponeva in vendita ai passanti la sua ruota di scorta confidando nella fortuna di non incontrare mai un chiodo sull’asfalto….
Ora non penso che i vampiri siano gli esercenti delle pompe. Non penso che siano loro ad ingrassarsi da questa situazione. In fondo se siamo costretti a rinunciare a qualche gita fuori porta anche loro ne pagano le conseguenze. E più piccolo è il distributore più cara è costretto a vendere la benzina e più ne paga le spese anche lui….
Da un giretto che mi sono fatto su internet ho scoperto, semmai ce ne fosse bisogno, che la cosa più odiata che concorre a fare il (caro) prezzo della benzina sono le accise.
Cos’è un’accisa? Dice wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Accisa che “L'accisa è un'imposta che grava sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell'IVA che incide sul valore. Mentre l'IVA è espressa in percentuale del valore del prodotto, l'accisa si esprime in termini di aliquote che sono rapportate all'unità di misura del prodotto. […] L'accisa concorre a formare il valore dei prodotti, ciò vuol dire che l'IVA sui prodotti soggetti ad accisa grava anche sulla stessa accisa.” Insomma paghiamo anche un’imposta sull’imposta…. Poiché le accise sulla benzina vengono messe in caso di particolari emergenze, la ragione suggerirebbe che finita l’emergenza la tassa dovrebbe scomparire… ed invece no! Date un’occhiata qui e vi rendete conto che ancora stiamo pagando la guerra del 1935 in Etiopia. Per non parlare del resto!
Acci..se loro!!! Sono allo studio una miriade di possibilità di carburanti alternativi, siano essi l'energia elettrica che gli olii vegetali o il tanto chiacchierato idrogeno, per non parlare del motore ad aria compressa....

Ma il motore a pipì a quando?

Non sempre si possono avere certe fortune a rimanere a secco per la strada......


 Buona strada a tutti